Coronavirus: L’Italia si deve fermare, cosa imparare da tutto questo?

Riflessione di Saida Amou https://saidaamou.wordpress.com/2020/03/11/litalia-si-deve-fermare-cosa-imparare-da-tutto-questo/

Dal 10 marzo entra in vigore il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri Conte che ha esteso a tutta l’Italia le misure per il contenimento e contrasto alla diffusione del Covid-19. Ci viene chiesto di restare a casa e di uscire solo in caso di comprovata necessità, come lavoro o salute; sono vietati gli assembramenti di persone, gli eventi e manifestazioni di ogni genere, tutte le scuole di ogni grado sono chiuse fino al 3 aprile.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a vari episodi surreali dettati dalla paura: aggressioni verso persone con tratti asiatici, masse di impauriti che si riversavano nelle stazioni dei treni per scappare dalle zone rosse e ripararsi al sud, sindaci che esortavano a non farsi spaventare da questo cattivo virus e di ripopolare le piazze e i locali delle loro città, diventate surreali come fossimo in un film di fantascienza (a me personalmente fa pensare a “La morte a Venezia” di Thomas Mann, da cui Luchino Visconti trasse un capolavoro).

Ma adesso l’Italia si deve fermare per necessità, cosa dovremmo quindi imparare da tutta questa situazione?

Prima di tutto, dovremmo imparare a essere più responsabili e rispettare i comportamenti che il governo ci chiede di adottare per contenere il virus e tornare al più presto alla normalità. Non abbiamo solo dei diritti, come cittadini abbiamo anche dei doveri da rispettare. Non siamo abituati all'isolamento, siamo un popolo molto socievole e rinchiuderci in casa limitando i rapporti interpersonali ci spaventa, ma occorre mettere in atto tutte le necessarie misure senza farsi prendere dal panico.

Inoltre, dovremmo cercare di metterci nei panni di chi è più a rischio, le persone decedute potevano essere i nostri nonni e nonne, o i nostri parenti. Nonostante fossero già malati o anziani, non avevano forse diritto a morire con dignità? Eppure, non si parla di loro che come numeri, senza pensare alle loro famiglie che avrebbero voluto restare al loro capezzale negli ultimi momenti di vita.

Dobbiamo renderci anche conto dell’importanza del sistema sanitario e del personale medico, che in queste settimane lavora senza sosta in prima linea per permetterci di restare al sicuro nelle nostre case e dovremmo ringraziarli in eterno per il loro lavoro. Spero che una volta passata l’emergenza si prendano dei provvedimenti per rafforzare il sistema sanitario.

Infine, pensiamo un attimo alla scena delle persone che scappano dalle stazioni della Lombardia per rifugiarsi in zone più sicure. Non vi fa pensare a tutte quelle persone che scappano in massa dalle zone di guerra con i loro figli, che vengono respinti col motto: “Porti chiusi. Prima di Italiani”? Gli italiani avevano paura di loro, e oggi, ironia della sorte, sono gli stessi italiani ad essere discriminati nel mondo, alla stregua degli untori del Seicento.

Oggi stiamo assistendo ad alcuni cambiamenti molto interessanti, per esempio nel mondo dell’istruzione. A causa della chiusura di scuole e università ci si sta attrezzando con l’e-learning attraverso corsi online e app. C’è voluto il Coronavirus per obbligare le università a rinnovarsi per stare finalmente al passo coi tempi! Spero solo che una volta usciti da questa emergenza non si torni indietro alle obsolete lezioni frontali senza il supporto di mezzi innovativi.

In conclusione, questa situazione di stand-by dovrebbe farci molto riflettere. Dovremmo anche imparare a reinventarci approfittando del tempo a disposizione per fare tutto quello che abbiamo sempre rimandato: leggiamo di più, scriviamo, incolliamo i pezzi del piatto decorativo che ci era stato regalato ma che sfortunatamente si è rotto, giochiamo con i figli e ascoltiamoli di più, ma soprattutto ascoltiamo di più noi stessi e i nostri bisogni, perché molto spesso siamo i primi di cui non ci prendiamo cura.

L’Italia, insomma, deve rimettere insieme i cocci per essere più unita che mai, una sorta di kintsugi, l’arte giapponese che ripara i vasi rotti con metalli preziosi, come metafora di resilienza per affrontare e superare questo periodo difficile. Dobbiamo quindi capire che solo rispettando i nostri doveri e collaborando ci riprenderemo da questa spiacevole situazione.