George Floyd, I CAN'T BREATHE!


Il 25 maggio 2020 George Floyd un uomo nero di 46 anni, è stato ucciso da un poliziotto cheper 5 minuti, gli ha premuto con violenza il ginocchio sul collo non curante delle sue parole: “I can’t breathe” e dell’intervento dei passanti che hanno filmato l’accaduto.

Il caso ha subito destato l’indignazione di molti: per l’indifferenza, l’abuso di potere degli agenti in questione e ciò che da anni ormai accade negli Stati Uniti d’America e nel resto del mondo. Prima di argomentare fattori che condurrebbero al razzismo e al razzismo negli Stati Uniti d’America guardando il video, dopo una sensazione di mortificazione totale, mi è venuta in mente una parola, un’immagine: “Leviatano”.

Termine affrontato nel corso di “Storia delle Relazioni Internazionali” in cui abbiamo approfondito gli elementi dello “Stato Moderno”. Il Leviatano è un mostro biblico ripreso dal filosofo Thomas Hobbes nel 1651; secondo Hobbes per vivere in una società che garantisce la sicurezza degli individui bisogna abbandonare i propri diritti naturali eccetto quella alla vita, devolvendoli ad una singola persona o organo (lo Stato) che si assume il dovere e la responsabilità di garantire pace e ordine. Tale trasferimento è irreversibile. La libertà assoluta viene messa del tutto in discussione e lo Stato assume il monopolio della forza per accertarsi che l’ordine stabilito venga rispettato tramite leggi, senza insurrezioni che, anche se legittime, vengono soppresse dal Sovrano anche con l’uccisione.

L’omicidio per cui assume forme e punizioni diverse ed è legittimo solo quando è il detentore della forza ad ordinarlo, servendosi di organi a lui sottostanti. Nel guardare il video nella mia mente si è fatta strada l’immagine di un Leviatano: le persone attorno non potevano intervenire per via degli ufficiali armati, degli agenti che rappresentavano lo Stato. Un uomo moriva, sotto un ginocchio. Un ginocchio che rappresenta l’indifferenza da parte dei più forti, dei privilegiati. Il razzismo negli Stati Uniti d’America, come nel resto del mondo è un fenomeno strutturale, episodi come questo sono la punta della piramide e questa tendenza psicologica che si basa sulla superiorità di una “razza” su un’altra fa parte della quotidianità in tutto il mondo. I social media, le testate giornalistiche più importanti, persone famose ed organizzazioni come #blacklivesmatter si sono scatenate e si sono tenute rivolte a nome di episodi estremi come questo, l’ennesimo. Il razzismo strutturale e istituzionale va ammesso, analizzato, de-costruito, affrontato e abbattuto in quanto anche le norme amministrative rinforzano o producono malessere sociale e diseguaglianze in tutte le minoranze svantaggiate, senza nascondersi dietro un tabù. Il razzismo è ormai sistemico, come gli effetti del colonialismo e l’abuso di potere. George Floyd era un uomo di 46 anni, è stato ucciso. Ucciso in un modo agghiacciante, sotto il ginocchio di un poliziotto nonostante fosse già immobilizzato. Lui, come altri, non è stato il solo. I cuori devono smettere di essere duri e insensibili. #blacklivesmatter.