Democrazia e città

“Senza vincoli di comunità non esiste res publica.

Comunità, politica e democrazia sono concetti tra loro saldamenti connessi”.

Sahra Wagenknecht




La forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, ovvero la democrazia, è una forma di governo, dinamica, vitale, in continua evoluzione, che non può prescindere dal continuo confronto tra le persone e le idee. Soprattutto non può sopravvivere senza la partecipazione attiva dei cittadini.


Fin dall’antica Grecia la città e le sue piazze hanno rappresentano il cuore della democrazia, divenendo luoghi politici per eccellenza. Poi, con la rivoluzione industriale alle piazze si affiancarono le fabbriche, dove gli operai, uniti nell’obiettivo comune di migliorare le loro condizioni di lavoro e di vita, trasformarono i luoghi dell’industria in luoghi di confronto, consapevolezza, dibattito e lotta politica.


La storia del movimento può essere descritta come uno dei primi esempi di politica dal basso verso l’alto poiché ha obbligato i suoi rappresentanti ad ascoltare le sue istanze ottenendo leggi che ancora oggi garantiscono diritti a molti lavoratori. Dimostra inoltre la forza e il valore di una comunità che lotta insieme, raggiungendo obiettivi che il singolo individuo difficilmente riuscirebbe ad acquisire.

Se questo senso di comunità cede il passo ad una progressiva individualizzazione, nella società contemporanea, la democrazia e il suo sistema di regole e valori può essere ancora definito come il governo del popolo che lo esercita attraverso dei rappresentanti liberamente eletti? La vicinanza virtuale e la connessione rapida e a tratti perenne tra le persone possono sostituire il ruolo della città e dei suoi luoghi fisici nell’agire politico?

Da almeno un decennio i social network vengono considerati le nuove agorà e molte indagini hanno avvalorato la prospettiva di un futuro nel quale ampie fasce di popolazione avrebbero lasciato le città in favore di luoghi meno abitati dove lavorare e intrattenere relazioni a distanza grazie ad internet.

Se le agorà virtuali hanno dimostrato già da tempo i loro limiti, la città, nonostante le grandi sfide che dovrà affrontare, non ha mai smesso di essere il luogo più attrattivo per le persone.

Oggi, più della metà della popolazione mondiale risiede nelle città e si stima che nel 2050 la percentuale raggiungerà il 60%.

L’alto numero di residenti e le grandi sfide legate alla lotta alle diseguaglianze sociali, l’immigrazione, il cambiamento tecnologico e il cambiamento climatico che avranno grandi conseguenze sul mercato del lavoro, rende le città, il fulcro del governo della res pubblica.


I governi locali e quindi i sindaci in prima persona, saranno i primi rappresentanti politici chiamati ad affrontare queste sfide e a cercare la giusta governance democratica per un numero sempre più alto di cittadini/elettori con i quali hanno un rapporto di prossimità. Il sindaco è chiamato ad ascoltare e affrontare quotidianamente i problemi dei suoi cittadini che possono esercitare più facilmente un’azione di verifica sull’operato del governo cittadino. Proprio per questo le amministrazioni locali godono di maggiore fiducia rispetto al governo centrale e le elezioni amministrative sono più partecipate.


In questo contesto, le città possono rappresentare il luogo dove sperimentare le politiche che cercano un approccio dal basso verso l’alto perché le comunità cittadine hanno una connessione maggiore con i loro amministratori. Le loro battaglie, infatti, sono più visibili e riconoscibili e la loro partecipazione è molto più semplice.

I sindaci, durante il loro mandato non hanno interesse a creare un clima divisivo nella loro comunità cittadina, bensì lavorano cercando di creare un clima armonioso basato sulla fiducia verso l’istituzione che rappresentano e cercano di essere il “sindaco di tutti”.


Sono convinto che il cambiamento avviene nelle comunità e per questo lavoriamo alla costruzione di comunità anche lontane geograficamente, ma che condividono le stesse battaglie.

L’obiettivo è la coesione sociale, il recupero della fiducia dei cittadini nella partecipazione politica e verso i governi centrali che troppo spesso ormai vengono percepiti distanti dai problemi reali che i singoli cittadini devono affrontare.

Come ci insegna la storia, solo le comunità, consapevoli dove si vive il confronto e il contatto tra le persone possono mantenere viva la democrazia e far si che essa esprima ancora il governo del popolo e per il popolo.