Rena Intersezioni: biodiversità e migrazioni climatiche

“Ciò che anzitutto dobbiamo temere è il collasso della diversità (biodiversità) e dei servizi che essa ci offre. La moria è e sarà sempre più motrice di disagio, specialmente nelle aree più povere, alla radice di nefaste ulteriori conseguenze come conflitti e migrazioni”

Grammenos Mastrojeni e Antonello Pasini



Durante il mio intervento presso la Rena Summer Scholl 2022 ho deciso di porre all’attenzione dei partecipanti il ruolo della produzione agricola come promotore di comunità ed emancipazione senza tralasciare l’impatto che la produzione agricola ha sul cambiamento climatico.

E’ a tutti noi noto come, l’industrializzazione della nostra società, gli allevamenti intensivi e le coltivazioni di massa che non rispettano il principio della rotazione delle colture, hanno contribuito negli ultimi trent’anni ad un aumento di mezzo grado della temperatura terreste. Considerando che fino a quel momento la temperatura aumentava in media di un grado ogni mille anni, non possiamo più far finta di non aver determinato, con le nostre scelte produttive, un’accelerazione di questo processo naturale.

La comunità scientifica, parla orami da anni, infatti, di sesta estinzione di massa.


Le prime cinque (l’ultima quella dei dinosauri) hanno avuto tutte cause naturali mentre questa che stiamo vivendo ha avuto inizio con la rivoluzione industriale, l’unica per mano dell’uomo.

Oggi, nei paesi non industrializzati, in cui l’impatto del cambiamento climatico sta già causando carestie e instabilità nelle comunità rurali, assistiamo a spostamenti forzati di intere popolazioni che tornano alla ricerca di terre fertili da coltivare. E se la loro ricerca risulta vana, la loro meta diventa un nuovo paese o un nuovo continente dove cercare speranza e nuova dignità. Parleremo a questo punto di migrante climatico.

In ambito agricolo le scelte produttive, insieme allo sfruttamento delle risorse naturali e al progressivo degrado degli habitat, ha comportato una riduzione drastica delle biodiversità.


Biodiversità che, come Slow Food, stiamo cercando di tutelare e recuperare attraverso il nostro impegno quotidiano ovunque nel mondo portando avanti insieme alle nostre comunità diversi progetti, uno tra tanti “L’Arca del gusto”. Vogliamo valorizzare i prodotti in via di estinzione (ad oggi abbiamo perso il 75% di biodiversità agroalimentare secondo la FAO) e utilizzare il cibo come strumento di emancipazione da situazioni socioeconomiche fragili.

Unisciti anche tu a noi, Join Us. Dopo la presentazione a Matera, a distanza di qualche settimana, ho ricevuto un messaggio su instagram di una partecipante che è diventata membro Slow Food e vuole fare la sua parte. Vieni anche tu!